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Archives for : febbraio2015

Protetto: COME MONTARE I LED?

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IL MERCOLEDÌ DI ADAFRUIT 25.02.2015

Mercoledì 25 Febbraio 2015

 

MICROCONTROLLORI ED ELETTRONICA INDOSSABILE

MICROCONTROLLORI.

Benvenuti a Tutti!

Oggi iniziamo a conoscere veramente i microcontrollori.
Non parlerò di quelli classici e squadrati come Arduino Uno o altri dello stesso genere ma scopriremo insieme quelli che possono facilmente e praticamente essere inseriti all’interno di un progetto di elettronica indossabile.
A partire da questo articolo spiegheremo come costruire e programmare i nostri futuri capi elettronici.

Un microcontrollore non è altro che un piccolo computer. Certo un computer abbastanza diverso da quello a cui siamo normalmente abituati e con cui lavoriamo quotidianamente sotto forma di desktop o di smartphone: questo genere di ‘computer’, ci rendiamo conto da soli, difficilmente potrebbe essere incorporato in un nostro capo di abbigliamento.
È in questo senso che il movimento del ‘Wearable computing’ ha iniziato a muoversi già da diversi anni per trovare qualcosa che fosse più adatto ad un progetto tessile.
Si è partiti dai microcontrollori classici che già rispondevano alle necessità di esplorazione e calcolo del mondo fisico in maniera abbastanza soddisfacente e progressivamente si è cercato di adattarli ad un uso più corporeo.

Abbiamo cArduinoUno_R3_thumbitato Arduino ed il suo mondo perché tutti i microcontrollori di cui tratteremo sono Arduino compatibili. È stato un processo facile perché la piattaforma open source di Arduino grazie al contributo di migliaia di hobbisti, maker, ecc. si è sviluppata a tal punto da rendere accessibile al mondo del wearable questi dispositivi. Arduino nel nostro caso significa sia Hardware che Software.

Iniziamo con l’Hardware.

Le schede Arduino sono dei circuiti stampati che contengono un microcontrollore ed i suoi relativi componenti e circuiti. Essi hanno anche dei pin breakout (INPUT/OUTPUT per dispositivi connessi), dei LED statici, un bottone di resettaggio, ecc.
Quindi il microcontrollore è uno strumento perfetto che ci evita di realizzare il nostro circuito da soli.
Dal concetto di base si è poi arrivati ad una vasta serie di configurazioni e varietà di prodotti che potrete trovare nell’immagine allegata.

Il microcontrollore più gettonato fra i nuovi adepti è Arduino Uno. Esso ha una discreta quantità di funzioni tutte facilmente disponibili ma, per l’elettronica indossabile, la sua forma e le sue dimensioni risultano essere ingombranti e poco adatte.

Per ovviare agli inconvenienti dati dagli angoli aguzzi e dalla grandezza è stata creata la piattaforma di LilyPad Arduino.

La scheda principale di LilyPad Arduino, come anche gran parte degli altri elementi, è stata realizzata di forma rotonda con tante linguette forate ai suoi bordi. Assomiglia tanto ad una margherita e questo è già carino di suo, no?
LilyPadUSB_thumbLa sua forma è volutamente arrotondata per evitare che eventuali spigoli fuoriescano dal capo o possano ferire la nostra pelle. Le linguette che la circondano (quasi dei petali) sono forate alle loro estremità giusto per permetterne la cucitura con del filo conduttivo. Il numero di pin INPUT/OUTPUT di LilyPad è lo stesso di Arduino UNO.
Insomma chi l’ha creata l’ha resa perfetta per tutti i progetti di Wearable Technology ed elettronica indossabile.

In una buona parte dei progetti di cui noi parleremo in futuro troveremo spesso la scheda LilyPad Arduino Simple, che è la versione più semplice e più adoperata di questa famiglia di microcontrollori per l’abbigliamento. In essa vi è qualche pin in meno, c’è un connettore JST per la connessione di una batteria e c’è perfino un piccolo interruttore ON/OFF. Ma di tutto ciò parleremo nello specifico nell’articolo dedicato a LilyPad Arduino Simple.

Carica il tuo smartphone con la tua borsa.

Elementi del circuito

Elementi del circuito

 

 

 

 

Se ti dimentichi  il carica batteria sarà la tua borsa a sostituirlo.

Nel video come costruire un piccolo e pratico circuito da integrare nella tua borsa.

 

IL MERCOLEDÌ DI ADAFRUIT 18.02.2015

Mercoledì 18 Febbraio 2015

 

Mai più batteria scarica!

Produrre autonomamente energia per alimentare la tecnologia che ci portiamo dietro è un problema risolto?

Molto interessante l’articolo di Roberto Cingolati su www.chefuturo.it.

energia-verde-verde-erba-300x225Vi invito a leggerlo: L’energia del futuro è smart ed indossabile.

 

IL MERCOLEDÌ DI ADAFRUIT 11.02.2015

Mercoledì 11 Febbraio 2015

 

 

Il reggiseno che aiuta a curare il cancro al seno.

COME UN SEMPLICE REGGISENO PUÒ CAMBIARE E SALVARE LA VITA DELLE DONNE A RISCHIO DI CANCRO AL SENO.

In tutto il mondo ogni anno milioni e milioni di donne ricevono una diagnosi di cancro al seno.

La Wearable Technology ancora una volta protagonista nella prevenzione medicale.

Il farmaco migliore per trattare il cancro al seno è il tamoxifene ed ogni giorno migliaia di donne devono procurarsi questo fondamentale medicinale di cui il loro corpo ha bisogno.

Da Costa

Sarah Da Costa spiega la microincapsulazione del farmaco

 

In Inghilterra Sarah Da Costa è student Masters nel corso Material Futures design-meets-science-and-technology ed ha inventato un reggiseno in grado di fornire il Tamoxifene attraverso la pelle della donna esattamente dove essa ne ha bisogno.

 

Le piccole foglie da inserire nel reggiseno

Le piccole foglie che vanno inserite nel reggiseno

 

Il farmaco è inserito in microcapsule all’interno di bollicine realizzate in materiale biopolimero all’interno del tessuto del capo. Queste bollicine di nano-farmaco gradualmente e delicatamente scoppiano grazie all’umidità, all’attrito ed al calore del seno, assicurando così un rilascio lento e costante nel corpo della donna passando dal tessuto direttamente sulla pelle.

“Piuttosto che un patch questa è una prassi migliore per rilasciare dolcemente e costantemente il medicinale ” spiega Da Costa che nella sua carriera vanta una forte esperienza nel settore farmaceutico.

Tamoxifen è derivato dalla pianta Digitalis o Foxglove e è per questo che Da Costa ha scelto di nominare il biopolimero Foxleaf. Il piccolo morbido modulo a forma di foglia da inserire nel reggiseno è progettato per durare un mese dopo di che va sostituito, è completamente biodegradabile e le microcapsule sono colorate in modo che l’utente sappia quando il farmaco è esaurito o prossimo all’esaurimento.

Con molta probabilità il reggiseno sarà in commercio solo tra quattro anni grazie alla collaborazione con il marchio di lingerie Agent Provocateur.

La Da Costa si immagina anche mutande per uomini affetti da cancro alla prostata o biancheria da letto intelligente per malati.

 

Reggiseno foxleaf

Il reggiseno Foxleaf di Sarah Da Costa

 

Questo reggiseno si aggiunge al palmares della Wearable Technology ed ancora una volta ci fa pensare ai nostri indumenti in modo diverso.

La tecnica della microincapsulazione del tessuto rappresenta un approccio passivo alla somministrazione di farmaci attivi prescritti a lungo termine.

Ancora una volta un microsensore inserito in un capo di abbigliamento (il calore del corpo che libera il nano-farmaco incapsulato nel tessuto) trasforma il nostro quotidiano, ci aiuta a vivere ed a curarci.

I GUANTI DEL FUTURO

Leggendo l’articolo di Rosaria sui guanti intelligenti di Imogen Heap mi sono venute in mente alcune possibili applicazioni di questa tecnologia wireless.
Proprio partendo dal concetto che i movimenti del corpo umano possono essere infiniti questa tecnologia può avere infinite applicazioni.

La musica che ha immaginato la Heap è già di per sé applicazione grandiosa. Quante volte abbiamo fischiettato o mormorato motivetti nati nella nostra mente e mai abbiamo pensato di tradurli in musica scritta. Ora noi stonati (come campane »sorde » diceva mia madre), noi che non capiamo nulla di solfeggio e noi che mai e poi mai metteremmo le mani o le labbra su uno strumento musicale, ora tutti noi possiamo finalmente creare le nostre armonie.

Penso alle persone autistiche, agli ipoudenti a tutti coloro che hanno difficoltà a comunicare e che avranno un nuovo strumento per esprimersi in una lingua universalmente condivisibile.Lingua-dei-segni

E se invece di collegare al movimento il suono collegassimo i colori, la luce, i movimenti d’acqua, la stampante 3D potremmo creare meravigliose opere d’arte. L’essere umano diverrebbe capace di esprimersi come mai nella sua storia.

Penso che finalmente la lingua dei segni potrebbe dare VERAMENTE la voce a tutti coloro che non hanno il dono della parola e questi potrebbero finalmente essere compresi da tutti in tutte le lingue e senza bisogno di intermediari.

Se si riuscisse a codificare il segno che indica ‘Italia’ con il suono ‘Italia’ o ‘Italy’ o ‘Italie’, ogni volta che una persona affetta da mutismo , infilati i guanti intelligenti, fa questo segno, magari un piccolo altoparlante nascosto nel colletto della sua camicia potrebbe riprodurre il suono ‘Italia’ o ‘Italy’ o ’Italie’ (basterebbe impostare la lingua in cui si desidera esprimersi). Chi non conosce la lingua dei segni potrà liberamente interagire con chi non è in grado di articolare la voce.
Si potrebbe andare ancora oltre. Una persona muta o sorda o no potrebbe comunicare con una persona sordocieca se ai movimenti della lingua dei segni venissero associati non più suoni ma vibrazioni.

Spero veramente che questi miei liberi pensieri diventino al più presto realtà e mi auguro che questa capacità di codifica venga da noi Italiani proprio perché siamo conosciuti in tutto il mondo per la nostra gestualità e capacità di farci comprendere.

Personalmente non ho né le capacità tecniche o le conoscenze scientifiche per realizzare un dispositivo di questo genere. Mi piacerebbe però poterne parlare con qualcuno che sia in grado di mettere in pratica queste mie fantasie e magari insieme creare qualcosa di interessante: l’hardware ed il software dei guanti è disponibile in open source.

Sicuramente ci sarà qualcuno interessato. Perché non creiamo una comunità per sviluppare qualcosa di grande?

IL MERCOLEDÌ DI ADAFRUIT 4.02.2015

Mercoledì 4 Febbraio 2015

 

 

I GUANTI MUSICALI di IMOGEN HEAP

IMOGEN HEAP USA LA TECNOLOGIA INDOSSABILE PER CREARE MUSICA.

La Heap ed i suoi guanti musicali

La Heap ed i suoi guanti musicali

E se la musica elettronica potesse essere eseguita semplicemente con il movimento del polso, o la torsione della mano? Senza usare né pulsanti né cursori?

Imogen Heap e la sua società di Tecnologia Indossabile Mi.Mu stanno lavorando in questo senso con la creazione di guanti innovativi.
Non è facile vedere un musicista all’opera mentre suona della musica elettronica. Grazie a questi guanti questo tipo di musica diventa può percepibile sia visivamente che emotivamente.
Chi li indossa po’ puntare il dito, stringere la mano in un pugno, muovere la mano da sinistra a destra, in alto ed in basso: ognuno di questi gesti viene registrato come un’istruzione diversa per il software musicale. L’utilità della tecnologia indossabile è infinita come infiniti sono i gesti che si possono compiere indossandola.

«Volevo trovare il modo per essere molto espressiva. Questi strumenti software creano degli effetti che mi permettono di dimostrare quello che sento attraverso la musica che esce fuori dalle casse » ha detto Imogen Heap in un intervista su Dezeen.

« Quindi potere liberarmi sul palco per mezzo dei miei brani tecnologici e colmare in questo modo la distanza che c’è fra il palco ed il pubblico » ha aggiunto « Ho voluto creare qualcosa manipolando il computer e spostandolo in modalità wireless in modo tale che la musica assomigliasse più ad una danza che ad un movimento meccanico come fare pressione su un tasto o l’uso del Fader ».

Per dimostrare la potenza di questa nuova tecnologia, Heap ha creato una canzone chiamata « Me and the Machine », che è stata composta con i guanti, ed ha anche realizzato un video nel quale essa stessa si muove come se fosse un direttore di orchestra.

I guanti non sono ancora in commercio, ma è possibile fin da ora partecipare ad una campagna di sostegno ed essere fra i primi della lista quando usciranno.

I guanti hanno un grande potenziale perché il software e l’hardware sono open source. Potrebbero essere usati anche per altri scopi non necessariamente musicali.

Tra l’altro questa tecnologia wireless può essere facilmente manipolata nel mondo della tecnologia indossabile.

La Heap pensa che la forza di questo dispositivo consiste nel fatto che esso diviene organico al modo di fare musica: « Quando mi vedi suonare tutto sembra estremamente facile, il movimento accompagna la musica e viceversa. Tutto e armonioso. Non si vedono più neanche gli errori. È così naturale da fare scomparire la tecnologia ».

Wearable Technology Show 2015

Grande manifestazione dedicata alla Wearable Technology  che si terrà a Londra l’11 e il 12 Marzo 2015.

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