Rss

  • linkedin

Archives for : giugno2015

THE NEXT BLACK: IL FUTURO DELL’ABBIGLIAMENTO

Stiamo per parlarvi di un documentario apparso in rete il 21 maggio 2014: “The Next Black: A film about the Future of Clothing” che descrive a cosa somiglierà l’industria tessile del futuro.

Abbiamo “ripescato” questo film perché Serena di Pavia, interessata all’argomento ma non conosce bene l’inglese, ci ha chiesto una breve traduzione del contenuto.

COME NASCE L’IDEA E PERCHÈ?

Tutto inizia quando AEG, il produttore tedesco di materiale elettronico ed elettrico per il grande pubblico e proprietario di Electrolux elettrodomestici, incontra l’agenzia svedese di comunicazione House of Radon per la creazione di una nuova campagna pubblicitaria che coinvolga il pubblico stimolandolo intorno un interesse comune.

AEG

Per rispondere alle aspettative del committente House of Radon ha individuato, tra tutti gli elettrodomestici prodotti dal Gruppo, la lavatrice. E, cosa è importante per una lavatrice? Quello che ci infiliamo dentro: i nostri vestiti!

Poiché la AEG è sempre stata all’avanguardia nel suo settore, la strategia che essi hanno proposto è stata quella di esplorare il futuro dell’abbigliamento attraverso un documentario che avrebbe permesso di di intraprendere un dialogo aperto fra i consumatori ed il marchio.
IMMAGINE “THE NEXT BLACK”

LA SCELTA DEL TITOLO.

Il titolo “The Next Black” è stato accuratamente pensato. In effetti, “The Next Black” fa riferimento all’espressione “The new black” usata nel mondo della moda per indicare un colore che sostituisce il nero come colore di riferimento.
Nella lingua corrente questo modo di dire si traduce con il fatto che un’idea diviene immediatamente popolare a scapito di un’ altra che fino ad allora si era ritenuta fondamentale. Questo docufilm vuole proporre non un “nuovo nero” ma addirittura un “futuro nero” quindi un’alternativa estrema alla moda attuale.

L’ARGOMENTO

È sotto gli occhi di tutti!
L’evoluzione della moda ha un andamento vertiginoso: più colori, nuove collezioni, nuovi marchi, più stili…
Tutto il mondo fashion è costantemente “oltre” ed “avanti” ma in realtà questo mondo è a corto di innovazioni: indossiamo sempre le gonne (più o meno lunghe) o i pantaloni (più o meno larghi) e ci copriamo con cappotti (più o meno pesanti) come facevano i nostri nonni e con gli stessi ritmi stagionali.

Come proclama il celebre Lidewy Edelkoort: “La moda è morta. Viva l’abbigliamento”.

Questo film ha l’ambizione di farci gettare uno sguardo su quello che ci attende domani: non parla di ciò che c’è di nuovo ma di ciò che arriverà in futuro.

lavatrice

La folle consumazione massificata di abiti continuerà e si intensificherà? Ritorneremo a vestiti di qualità ai quali presteremo attenzione e cura? Ci concentreremo su capi di abbigliamento intelligenti e sfrutteremo nuove tecnologie? Quali metodi useremo per concepire e realizzare i nostri vestiti: ci affideremo ai “buoni vecchi” metodi tradizionali spesso poco rispettosi dell’ambiente?

L’agenzia House of Radon ha girato il Mondo intero per intervistare proprio quei designers, innovatori e leaders del settore che attraverso la loro passione alimentano il cambiamento e danno vita ai loro sogni.

Questo film ci racconta cosa metteremo nell’armadio (ma esisterà ancora l’armadio?) nel futuro.

i pronipoti

Non parla soltanto di cosa indosseremo ma getta uno sguardo molto i interessante su come saranno prodotti gli i tessuti ed i vestiti, e su come interagire con gli abiti e come trattarli.

Il video è diviso in 6 capitoli ognuno dedicato ad un argomento interessantissimo.

Capitolo 1
La tecnologia si “cuce” alla moda

Per la realizzazione di questo capitolo la House of Radon ha incontrato a Londra Nancy Tilbury, fondatrice e direttrice creativa di Studio XO.

Nancy Tilbury

Nancy Tilbury

La Tilbury presenta il suo atelier di moda diviso in tre settori:

  • codificazione e programmazione;
  • cucito tradizionale;
  • spazio ibrido dove trovano posto ben 3 stampanti 3D.

Lo Studio XO è nato da un’idea pionieristica della sua fondatrice: inserire la tecnologia nell’abbigliamento prendendo ispirazione dalla science/fiction, creare abiti che interagiscono e si evolvono.
Prima di riuscire a portare le proprie creazioni in strada, lo Studio XO ha cercato di farsi pubblicità e quindi guadagnare notorietà grazie a delle tenute quantomeno stravaganti.

 

Studio ox abito bolle

Particolare dell’abito Anemone, portato da LadyGaga al festival di iTunes: il vestito produce delle bolle di sapone!

abito bolle

Il film mette l’accento sulla fusione tra la moda e la tecnologia che resta poco accessibile al grande pubblico.
Ci spiega come la maggior parte delle soluzioni poste in essere si limitino a creare dei nuovi prodotti senza minimamente sollevare la questione sul come integrare la tecnologia agli abiti tradizionali.
Noi pensiamo che questo film, datato primavera 2014, faccia già sentire la sua età perché in un anno possiamo ben affermare che la democratizzazione della wearable technology ha compiuto passi da gigante.

Capitolo 2
Abiti intelligenti e connessi

Per farci capire cosa fossero dei vestiti smart i pubblicisti di House of Radon si è affidata ad uno dei marchi di abbigliamento sportivo più conosciuti al mondo: ADIDAS Germania
Chi meglio del capo della produzione Matt Hymers poteva spiegare uno dei prodotti faro della ADIDAS: una t-shirt intelligente e connessa.

Adidas-Matt Hymers

Matt Hymers

Adidas ha creato un modello di t-shirt molto aderente che nasconde dei sensori (che si possono lavare in lavatrice!) per controllare il ritmo cardiaco, la velocità, la distanza percorsa …. degli atleti che la indossano. Questi dati sono inviati in tempo reale all’allenatore ed al medico per valutare la forma e la prestazione dell’atleta. Il test è stato effettuato con la collaborazione dei calciatori dell’AC Milan.
MILAN 2012-13 CONFERENZA ADIDAS MICOACH 13-02-2013

La piccola “scatoletta” verde che viene inserita nella maglietta è il microcontrollore che riconosce, raccoglie, smista ed invia i dati tramite connessione wireless.

elite-system-adidas-milanello

Matt Hymers spiega come questo tipo di abiti intelligenti non siano un prodotto riservato ai professionisti dello sport ma saranno sempre più utilizzati da tutte quelle persone che prestano particolare attenzione alla loro salute e desiderano controllare le loro condizioni di vita.

Capitolo 3
Tessuti durevoli e completamente biologici.

Suzanne Lee, fondatrice di BioCouture, si è domandata cosa sarà la moda nei prossimi 50 anni.

Suzanne Lee,

Suzanne Lee

Così grazie a collaborazioni con scienziati ed ingeneri ha sviluppato un materiale a base di tè verde, zucchero e lieviti che ,una volta secco, può essere adoperato per fabbricare abiti.

Campioni di tessuti BioCouture

Campioni di tessuti BioCouture

Secondo lei, la bio-fabbricazione è la chiave per permettere una produzione tessile riciclabile e più durevole senza i rifiuti tossici della fabbricazione tradizionale.
Non solo la bio-fabbricazione dei tessuti lascia libero spazio alla fantasia ed alla scelta cromatica ma è fondamentale per fare fronte alle orribili abitudini attuali: la super consumazione della moda o Fast Fashion (moda veloce).

Capitolo 4
La Fast Fashion

La “Fast Fashion” corrisponde ad una produzione di massa di abiti in un lasso di tempo prefissato di solito molto breve e con dei prezzi molto attrattivi. La produzione viene realizzata in paesi dove la manodopera è super economica ma il prodotto finale è venduto in tutto il mondo.
Queste collezioni sono aggiornate con sempre maggiore frequenza, la produzione aumenta ed aumenta l’impatto negativo sull’ambiente: quantità di spazzatura, prodotti chimici per la colorazione, operai sottopagati.

Il Gruppo PATAGONIA, con base a Ventura in California USA, si è ribellato a tutto ciò ed ha deciso di iniziare ad operare nel mondo della moda in modo sostenibile.
Nel film viene intervistato Rick Ridgeway il responsabile delle iniziative ambientali per il gruppo Patagonia.

Rick Ridgeway Patagonia

Rick Ridgeway

Il messaggio principale del marchio Patagonia consiste nel porsi in netta controtendenza all’attuale andamento del mercato del tessile mondiale come è ben spiegato nella sua pubblicità che incita ad acquistare solo ciò di cui abbiamo realmente bisogno, solo prodotti di qualità che resistono di più all’usura e quindi Patagonia ci spinge ad acquistare di meno ma a pensare di più a noi ed all’ambiente.

Patagonia

Patagonia ci spinge anche a riciclare i capi di abbigliamento perché il marchio è ben consapevole che la creazione dei tessuti e degli abiti richiede dei processi che su larga scala bene o male hanno tendenza non solo ad inquinare l’ambiente ma anche ad utilizzare ciò che di più prezioso è presente sulla Terra: l’acqua.

Capitolo 5
Tingere senza acqua

Il gruppo Yeh Group , con sede a Bangkok, ha impiegato un gruppo di ricercatori per cercare un metodo per tingere i tessuti senza utilizzare l’acqua.
La tecnologia che hanno inventato al posto di “sprecare” acqua che, comunque, aveva poi bisogno di essere depurata per essere rimessa in circolo, usa diossido di carbonio liquido e realizzano un’economia energetica del 50% rispetto ad un’industria tradizionale.

Mather

Sophie Mather

Nel film viene intervistata la direttrice dell’innovazione del gruppo Sophie Mather che ci spiega come questa tecnologia, in un prossimo futuro, potrà avere sviluppi anche in altri campi dell’industria tessile. La Mather aggiunge che i suoi ricercatori si sono ispirati a processi presenti nella natura e che bisognerà sempre di più trovare le soluzioni di uno sviluppo durevole nel mondo naturale che ci circonda.

colorare senza acqua

Capitolo 6
Riparare le cose

Per fare prendere coscienza ai consumatori del valore dei propri vestiti, Patagonia ha lanciato su internet dei tutorial e dei kits di riparazione.
IFIXIT con base negli USA ha fatto della riparazione la propria missione.

IFIXIT

Il loro motto è non rimanere passivi davanti ad un oggetto consumato, ma lasciarsi coinvolgere dall’usura ed essere attivi.

IFIXIT 2

Ifixit 1

La “moda lenta” o Slow Fashion propone di acquistare meno ma in maniera più coscienziosa e di instaurare un legame emotivo con l’oggetto durante l’atto dell’acquisto.
Quando l’abito è usurato non viene gettato ma riparato e l’atto di prendersene cura permette di creare un nuovo legame con colui o colei che lo porta.
A questo punto, quale è il futuro che ci attende?

Il futuro della moda sarà l’abito più costoso, di qualità superiore, ecosostenibile e pagato tramite abbonamento.
La tecnologia sarà negli abiti: porteremo dei computers su di noi morbidi come la seta e facili da comprendere .

Cosa bisogna ricordare?

Oggi noi siamo presi nella spirale del Fast fashion che ci impone la super consumazione.

Grazie a Dio all’orizzonte appaiono nuovi modelli economici. L’economia collettiva sta diventando una realtà, il DIY è già ben radicato ed una nuova mentalità di consumatori va emergendo. Ci sono nuove alternative al mercato tradizionale, una nuova generazione digitale prende piede e può cambiare le cose.

Un operazione pubblicitaria ben riuscita

Possiamo essere d’accordo o no con questo docufilm ma è certo che, ancora dopo un anno e nonostante alcune affermazioni siano già un poco “polverose”, se ne parla e se ne continuerà a parlare.
Complimenti alla AEG ed a House of Radon.

 

LA WEARABLE TECHNOLOGY COME SOLUZIONE DEL PROBLEMA?

UNA SCATOLA DI FARMACI NEL NOSTRO CORPO!?!

LE NANOPARTICELLE CHE CI CURANO

Quante volte ci è successo di dimenticare di assumere un farmaco?Quante volte abbiamo lasciato la confezione dell’antibiotico a casa?
Quante volte abbiamo telefonato alla Nonna o al vecchio Zio per ricordare di prendere le gocce per la pressione?

imagesOvviamente non solo per questi motivi legati alla quotidianità gli scienziati stanno lavorando da anni a qualcosa che assomiglia ad una scatola microscopica di compresse inserita nel corpo umano e che possa essere aperta o chiusa tramite comando wireless per potere assumere la dose di farmaci imposta dal medico curante.

Purtroppo questa idea deve ancora essere concretizzata.

In effetti queste “nanoscatole” già esistono, e riescono a diffondere il medicamento lentamente e nel punto più vicino possibile al bersaglio da curare. Il problema che i ricercatori non riescono a risolvere e che , come spiega lo specialista Jean Marie Devoisselle (Direttore dell’Istituto Charles Gerhardt, Professore Universitario e specialista di nanotecnologie applicate alla salute): ”Questi recipienti in miniatura possono innescarsi (aprirsi) ed erogare il farmaco solo prima di essere iniettati nel corpo del paziente. Stiamo lavorando alacremente perché essi possano essere azionati dall’esterno del corpo”

Alla domanda : “Come fa un medicinale ad essere contenuto in una scatola così microscopica?”
Jean Marie Devoisselle ha risposto: “Le molecole del medicamento possono essere assorbite dalla superficie delle nanoparticelle che trasporteranno il farmaco. Nel nostro Istituto, differenti team utilizzano del silicio o del silicio poroso. Dopo l’introduzione nei corpi delle microparticelle (iniezione nel sistema sanguigno o tramite impianto), le molecole incapsulate vengono liberate ad una determinata velocità. Tutta l’arte consiste nel controllare questa diffusione. Per adesso siamo riusciti a ritardare il rilascio del farmaco solo facendo assorbire le sue molecole dai pori del silicio poroso”
Alla domanda se i pori del silicio possono essere chiusi e poi essere riaperti, Jean Marie Devoisselle ha risposto: “In realtà questi pori possono essere otturati con un’altra molecola che fa da “tappo”. Ma questa chiusura viene detta “sacrificale”: una volta il poro aperto, non potrà più essere richiuso. Cerchiamo di immaginare delle nanoparticelle con delle “porte” che si aprono e poi si chiudono in modo tale da potere dosare nel tempo il rilascio del prodotto attivo”.

Le nanoparticelle, i nuovi assistenti della medicina

Le nanoparticelle hanno già molteplici applicazioni in medicina.
Ad esempio le tecniche di ‘medical imaging’ sfruttano le nanoparticelle come agenti di contrasto.

Esistono nanoparticelle realizzate in un materiale ben determinato secondo la loro destinazione d’uso.
Ad esempio le nanoparticelle in ossido di ferro sono sfruttate per le loro proprietà magnetiche e vengono usate per gli esami IRM.

Le ricerche proseguono, in particolare, sulle matrici di silicio, ovverosia l’ossido di silicio (SiO2), che è ben tollerato dal corpo umano.
Le nanoparticelle che presentano dei pori possono trasportare al loro interno (come scatolette chiuse) delle molecole attive di farmaco nella circolazione sanguigna evitando al medicamento di degradarsi durante il viaggio.silicio disegno
Questa tecnica è definita la vettorizzazione del farmaco.

Lo stadio seguente è il rilascio controllato, che è ancora allo stato sperimentale: il prodotto attivo è rilasciato in certe condizioni, sotto l’effetto del suo ambiente ( dunque in funzione della posizione del corpo o della cellula in cui si viene a trovare) o anche attraverso una determinata stimolazione esterna.
Queste nanotecnologie sono ancora agli albori e non si è ancora determinata la loro modalità d’uso.

Jean Marie Devoisselle ha aggiunto: “Per quanto riguarda il problema di trovare la password del telecomando per innescare l’apertura delle “porte”, la nostra equipe sta valutando differenti tecniche, ad esempio una potrebbe essere usare l’acidità come sesamo: una volta che la nanoparticella “scatoletta” entra in una determinata cellula il buon valore del PH fa aprire la ‘porta’ e liberare il farmaco. Oppure si potrebbe ricorrere a stimoli esterni come la luce a infrarossi o il calore. Il medicinale potrebbe essere liberato nel posto e al momento opportuno da una sorta di telecomando. Ma tutto questo è ancora lontano”

Da parte nostra possiamo auspicare che la tecnologia del wearable possa aiutare a risolvere questi problemi magari con un “nanosensore” inserito nella “scatola” che riesca ad aprirla a comando tramite tecnologia wireless.

LA SALUTE UMANA ED I WEARABLES

La sicurezza è una delle preoccupazioni fondamentali nel futuro dei dispositivi indossabili.

I Wearables, dai braccialetti intelligenti all’abbigliamento smart, posseggono le caratteristiche ideali per migliorare la vita di tutti i giorni, dalla salute di una persona fino a migliorare la sua produttività sul posto di lavoro.

Il potenziale del mercato della tecnologia indossabile è enorme, infatti Generator Research prevede che il fatturato nel 2018 supererà i 100 miliardi di Dollari.
Basta osservare il recente lancio dell’Apple Watch per rendersi conto quanto promettente sia questo settore.

Vector design for wearable technology

Dietro al nome di “wearables” esistono schiere di ricercatori che si occupano di tre tecnologie fondamentali: lo studio dei sensori, la programmazione dei microcontrollori e la comunicazione scientifica, tecnica e commerciale.

Queste tecnologie permettono ai produttori di progettare e realizzare prodotti compatti, come i dispositivi che combinano contapassi, cardiofrequenzimetro e GPS in un unico insieme, facile da indossare e che offre una avanzata capacità di calcolo.

I continui progressi in questi tre settori porteranno a prodotti sempre più piccoli ed efficienti.

Bisogna però fare attenzione anche ai nuovi rischi per la salute umana legati a questo stesso progresso.

Infatti in alcuni casi il livello di pericolo per l’integrità fisica a cui ci espone un dispositivo indossabile può essere superiore rispetto a un dispositivo non indossabile.
L’uso di tecnologia indossabile può esporre l’utente a danni potenziali soprattutto in prossimità della testa o di organi particolarmente sensibili per esempio all’elettricità o ai campi magnetici.
È chiaro quindi che l’accettazione pubblica degli indossabili è subordinata al fatto che essi non presentino alcun rischio per la salute e la sicurezza umana.termometro

IL CALORE

Tra i pericoli vi sono le potenziali lesioni di carattere termico. La temperatura dei componenti dei dispositivi elettrici spesso aumenta con il loro utilizzo, infatti la tecnologia indossabile generalmente si avvale di potenti microprocessori in grado di produrre molto calore.
I tecnici hanno quindi studiato attentamente i danni associati all’esposizione ad elevate temperature per periodi prolungati e, dopo aver valutato i limiti sopportabili dal corpo umano, hanno realizzato tutta una serie di dispositivi atti ad eliminare il calore o quanto meno a limitarlo ai limiti imposti.

I MATERIALI

I microcontrollori, i sensori, il filo conduttivo e via via tutti i componenti che utilizziamo nella fabbricazione di tecnologie indossabili, potenzialmente contengono metalli o sostanze chimiche che possono causare eruzioni cutanee o altre reazioni allergiche quando entrano in contatto prolungato con la pelle.

allergia-al-nichel-come-comportarsi_b0014911ea297af4cb640215b0563350

Come la maggior parte dei monili contiene un’etichetta che indica o no la presenza di Nickel, così le etichette dei wearables dovrebbero sottolineare se e quali metalli l’indossabile contiene nei suoi componenti.
Questo non è ancora generalmente riportato ma moltissimi creatori di indossabilli fanno un punto d’onore a enunciare tutti i metalli contenuti negli oggetti che producono.

TENSIONE ELETTROMAGNETICA

Anche se alcuni dei risultati della ricerca sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche non sono concludenti i prodotti tecnologici indossabili devono essere conformi ai requisiti di Legge riguardanti l’esposizione dell’uomo e devono rispettare i limiti stabiliti dalle normative tramite test relativi al tasso di assorbimento specifico del corpo umano.

Bisogna spingere i produttori Leader del settore a realizzare test di valutazione:

  • per comprendere i rischi legati all’utilizzo delle tecnologie indossabili ;
  • per individuare le conseguenze sulla salute umana;
  • per intraprendere nuovi studi e controlli approfonditi sui materiali utilizzati nel ciclo di produzione dei prodotti.

Ovviamente la destinazione d’uso di un determinato prodotto indossabile cambia i termini di valutazione.

Come minimo, i test di sicurezza di un prodotto dovrebbero valutare e sperimentare un dispositivo relativamente alle scosse elettriche ed ai rischi meccanici.
Per tutti i prodotti indossabili del settore medico, della salute e del benessere, sono previsti specifici requisiti di sicurezza.

Altri test dovrebbero valutare l’interoperabilità wireless per consentire all’indossabile di scambiare informazioni a distanza con altri dispositivi senza però creare interferenze con ulteriori oggetti wireless esistenti nell’ambiente.

Devono inoltre essere garantite la privacy e la sicurezza dei dati per eliminare qualsiasi tipo di vulnerabilità che potrebbe trasformare un prodotto di tecnologia indossabile in un facile bersaglio di dannosi attacchi informatici.

Infine, ma non ultima, la valutazione e l’identificazione delle sostanze chimiche contenute nei materiali dei dispositivi.

i-perturbatori-endocrini-dove-si-trovano-L-EbJbAE

Altre problematiche fondamentali per il mercato sono la sostenibilità ambientale, l’efficienza energetica , il livello di prestazione e l’affidabilità del dispositivo: l’attenzione e la cura dei produttori verso questi aspetti contribuiscono all’accettazione da parte dei consumatori delle nuove tecnologie.

Gli utenti finali desiderano dei prodotti tecnologici indossabili che operino per lungi periodi di tempo prima di essere nuovamente ricaricati ed i test potranno misurare quanto i dispositivi siano efficienti nell’utilizzare l’energia disponibile.

L’ABI Research stima che entro il 2019, nel mondo saranno disponibili 780 milioni di dispositivi indossabili, quindi occhiali intelligenti con monitor cardiaci integrati faranno parte delle abitudini e della vita di tutti i giorni.

Le possibilità per il mercato delle tecnologie indossabili sono apparentemente illimitate, ma la comprensione e la sperimentazione per i rischi, i requisiti di prestazione ed il rispetto delle aspettative dei consumatori saranno di primaria importanza per il futuro successo dei Wearables.

Protetto: IL LED: Light Emitting Diode – Diodo Luminescente

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

LE SCARPE INTELLIGENTI (Volvorii Timeless) : BELLE E PRATICHE

La maggior parte delle donne e degli uomini del nostro tempo sono molto attenti alla moda ed uno dei capi di abbigliamento che è presente in grande quantità nei nostri guardaroba è la scarpa.

 

Scarpa che cambia colore

 

Scarpa che cambia colore 3

 

Ne possediamo di tutti i colori, modelli e per ogni occasione: eleganti, da pomeriggio, da corsa, gioiello, da passeggio, con tacco, ballerine……

Ci piace cambiarle ed adattarle alla nostra tenuta vestimentaria: outfit (come usa dire oggi).

A chi non è successo di dovere cambiare vestito uscendo dal lavoro e non avere il tempo di passare da casa? Da oggi possiamo lasciare le stesse scarpe ai nostri piedi basta fargli cambiare colore con un semplice comando dal nostro smartphone.

Vi presentiamo  le scarpe Volvorii Timeless firmate iShuu Technologies: le  scarpe intelligenti !

Scarpa che cambia colore 2

Sfruttando anche l’attuale moda del “plateau” (sorta di zeppa sotto la pianta per farci sembrare più alti) un’azienda di elettronica del Giappone ha sperimentato delle scarpe che cambiano di colore in modo da poterle adattare ai vestiti indossati.

La portabilità e la comodità della scarpa non è intaccata perché è proprio nel ‘rialzo’ della suola che vengono inseriti e nascosti il microprocessore, l’alimentazione ed il dispositivo bluetooth. La tomaia viene integrata con un display elettronico morbido e flessibile così il nostro piede non viene stressato o compresso. Per ricaricarla basta attaccarla tramite gli automatici presenti sulla tomaia.

scarpe che cambiano colore 7

Prenotandole possiamo possedere un paio di scarpe che cambiano di colore a comando.

Fino ad oggi l’attenzione della Wearable technology si era concentrata soprattutto sulle funzionalità dell’oggetto più che sullo stile e questa scarpa si presenta bene.

Esistono vari modelli e di diverso prezzo da $ 149 a  249 dollari.

 

Scarpe che cambiano colore 6

 

Scarpe che cambiano colore 4

Jane Yang, Marketing Manager di IShüu Technology, durante un intervista ha parlato dell’approccio differente che la sua azienda vuole avere nei confronti di scarpe che incorporano della tecnologia.Jane_Yang_

Qui di seguito riportiamo una breve intervista rilasciata in occasione della presentazione delle scarpe intelligenti.

D.: Qual’è l’insegnamento più importante che avete appreso dal mondo delle tecnologie indossabili?
R.: La lezione più rilevante consiste nel fatto che la funzionalità è importante, ma il confort dei capi e d egli oggetti indossabili lo è altrettanto.
Bisogna sempre tenere conto del benessere fisico, sociale ed emotivo dell’utente.

D.: Come la vostra azienda sta cercando di avvicinare la moda al mondo della tecnologia?
R.: Il nostro obiettivo è quello di colmare la distanza fra il mondo della moda e quello della tecnologia appoggiandoci sulla nostra vasta esperienza nel settore dei display elettronici. Stiamo lavorando al miglioramento delle nostre interfaccia di visualizzazione delle informazioni indirizzandole su oggetti specifici che potranno avere un impatto considerevole sulla consumazione da parte degli utenti, interagendo e interfacciandosi con vari servizi indossabili che operano tramite particolari modalità di input come l’udito ed il tatto.

D.: Qual’è il dispositivo o prodotto del 2015 che preferite a parte il vostro?
R.: Penso i Google Glass. Perché nonostante le difficoltà funzionali e strutturali che esso ancora incontra, rappresenta in ogni caso una rivoluzione coraggiosa ed ammirevole. È chiaro che la sua complessità rispetto agli oggetti da polso li rende più difficili da perfezionare, ma il futuro è là e per me resta il prodotto preferito.

 

5000 Visite

Il Team di abbigliamento elettronico desidera ringraziarvi per l’insperata quantità di pagine del nostro sito lette da tutti voi.

Questo ci incoraggia ad andare avanti ed a sviluppare nuove idee per la realizzazione di progetti ancora più ambiziosi.

imagesL’unica cosa che ci lascia un poco perplessi e che solo una minuscola percentuale di visitatori ha lasciato una traccia un poco più evidente del proprio passaggio. Il numero di commenti (quasi tutti privati) si tiene sulle dita di una mano, nessun giudizio, nessun parere, nessun consiglio.

Peccato! Per noi una vostra parola rappresenterebbe un valido aiuto e contributo per aggiustare il tiro sulle nostre pubblicazioni, aggiungere o togliere argomenti, od ancora di più a correggere eventuali errori.

Abbiamo creato questo blog perché sentiamo il bisogno di condividere con altri i nostri studi, le nostre ricerche e soprattutto le nostre passioni.
Se tutto questo cade nel vuoto è un vero spreco. Abbiamo bisogno di voi, vogliamo sentirvi, conoscere, e sapere quello che voi pensate della nostra esperienza, e perché no, se siete interessati a condividerla.

images-1

Speriamo che in futuro ci facciate sentire la vostra presenza e che continuiate sempre a seguirci con la stessa attenzione.

Protetto: SENSORE A OSCILLAZIONE (TILT SENSOR)

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

PROJECT JACQUARD e SOLI DI GOOGLE: LE MANI SONO L’UNICA INTERFACCIA CHE CI SERVIRÀ

Il 29 maggio 2015 a San Francisco durante la conferenza annuale di Google I/O developers, Google ha presentato il “Progetto Jacquard” ovvero un nuovo tessuto high-tech in grado di trasformare interamente il nostro guardaroba perché riesce ad integrare completamente la tecnologia tattile nei capi di abbigliamento.

Il tessuto conduttivo non è una novità e Ivan Poupyrev, responsabile Google del programma ATAP (Advanced Technology and Projects lab) dice: “Se in un tessuto si sostituiscono dei normali fili con dei fili conduttivi, si dovrebbe essere in grado di tessere qualcosa che sia capace di riconoscere tutta una serie di semplici tocchi.”. Ed ancora: “Dobbiamo andare oltre la novità ed il singolo caso d’uso, dobbiamo muoverci verso una tecnologia alla moda e funzionale”.

Ivan Poupyrev

Ivan Poupyrev

Google si è rivolto alla Levi’s Strauss per creare una collezione moda denim che incorpori questo geniale tessuto. Un po’ come quando per i Google Glass si rivolse alla stilista Diane von Furstenberg per rendere gli “occhiali” più chic e portabili.

Paul Dillinger (vice president of global product innovation del marchio Levi’s) ha dichiarato: “Cosa hanno in comune la marca di jeans più conosciuta al mondo ed un colosso della tecnologia? Il marchio Levi’s e Google condividono una distinzione: le nostre innovazioni hanno trasformato il modo in cui le persone vivono. Il Blue jeans ha cambiato per sempre il modo in cui la gente si veste, mentre la tecnologia di ricerca di Google ha trasformato il modo in cui il mondo scopre informazioni. “. Ed ha aggiunto: “ Il lavoro che Google e Levi’s stanno per intraprendere con Project Jacquard offre un nuovo valore ai consumatori: un abbigliamento emotivo e funzionale. “

Il progetto Jacquard rappresenta il risultato di anni di sforzi per sviluppare dei fili intelligenti e connessi che guardano, sentono ed agiscono e che come il filo tradizionale sono in grado di sopportare il calore del ferro da stiro, e possono sopravvivere a migliaia di giri in lavatrice ed asciugatrice.

Presso il laboratorio ATAP di Google i ricercatori hanno scoperto che solo una piccola parte di un indumento deve essere interattiva per essere efficace, hanno così progettato un chip (grande come un pulsante) che riceve i segnali inviati dal movimento delle dita sul filato incorporato nel tessuto.

Il tessuto diventa il vero ‘Touchscreen’ di smartphone o altro dispositivo mobile, integrato nel capo di abbigliamento.

Nel suo video di lancio di Jacquard Google mostra prove di costruzione abbigliamento di lusso con i progettisti e stilisti. Mostra anche un sarto di Savile Row a Londra che integra un dispositivo in modo invisibile nella giacca da uomo. Questo per provare che l’interattività può funzionare, sia come parte integrante del disegno sartoriale o rendendola invisibile grazie alla destrezza degli artigiani più tradizionali.
Durante lo show Google ha mostrato come alcune pezze di questo tessuto rispondevano al tocco ed ai gesti: il tessuto diventa lui stesso sensibile. Ad esempio si potrebbe controllare il volume del proprio lettore musicale scorrendo il dito sulla gamba del pantalone, o rispondere al telefono toccandosi il bavero.
Considerate le possibilità: un tessuto conduttivo con queste capacità e per di più integrato con i dispositivi come smartphone, tablet e smartwatches. Scatenate la vostra immaginazione!

Project Jacquard

Paul Dillinger ha sottolineato che questo progetto non corrisponde ad un vero e proprio lancio ma ad una piattaforma aperta alle opportunità dentro la quale si può dare forma a tutte le applicazioni a cui non abbiamo ancora pensato.

Sempre durante la conferenza Google ha presentato il Progetto Soli: un minuscolo sensore radar che permette di controllare i dispositivi con il movimento delle dita senza bisogno di touchscreen.

I dispositivi indossabili sono sempre più piccoli. Le nostre mani e le nostre dita sembrano non tenere il passo.

È per questo motivo che i tecnici ATAP di Google stanno lavorando su come potere controllare esclusivamente con semplici gesti delle mani o delle dita i dispositivi che utilizziamo.

La tendenza alla miniaturizzazione ha compiuto un salto di qualità: la scomparsa!

Project Soli

Infatti se il ‘Progetto Soli’ un giorno diventerà realtà, non esisteranno più smartphone o smartwatches perché potremmo controllare tutti i dispositivi tecnologici solo attraverso i gesti.
Le nostre mani sono sempre con noi, abbiamo imparato ad usarle da bambini e siamo bravissimi a muoverle a nostro piacimento.
Saranno proprio le nostre mani l’unica interfaccia di cui avremo bisogno per comandare ed usare ogni tipo di dispositivo indossabile.
Naturalmente, esistono già interfaccia basati sui gesti. Il Kinect o la PlayStation Move, utilizzano le telecamere per rilevare i movimenti ma il problema è che questi lavorano soltanto quando c’è uno spazio visivo libero e risultano completamente inutili al buio.

I tecnici della Google hanno pensato alla splendida invenzione del Signor Hertz: il RADAR!

Soli è un chip che capta i segnali radar provenienti da diverse migliaia di minuscole antenne. Queste microscopiche antenne creano un campo in grado di intercettare anche il più piccolo movimento delle dita, rilevano quando incrociamo le falangi o riescono a registrare i segnali di entrambe le mani contemporaneamente.

Ora bisogna solo creare il linguaggio, il vocabolario che permetta di interpretare il gesto consentendo poi di poterlo integrare in tutti i tipi di dispositivo. In teoria, un giorno, potreste accendere la luce di casa schioccando semplicemente le dita, o alzare il volume del vostro impianto hi-fi ruotando un quadrato immaginario in aria. Tutti a scuola di mimo!

Ad oggi il ‘Soli Project’ è ancora in fase di ricerca anche se i progressi sono impressionanti. In soli 10 mesi, il prototipo è passato dalla dimensione di un tostapane a quello di un chip grande quanto un unghia di bambino (circa 1cm quadrato). Il gruppo di lavoro ha ancora a disposizione 8 mesi di tempo prima della chiusura del progetto biennale.

Entro la fine dell’anno il Laboratorio ATAP di Google prevede di rilasciare il dispositivo agli sviluppatori per vedere cosa si può fare con esso. Google non vuole necessariamente costruire qualcosa di proprio con questo chip, ma potrebbe offrirlo come progetto di riferimento per i produttori di dispositivi intelligenti.

Protetto: SUPPORTO PER BATTERIE A PASTIGLIA – 20mm (cucibile)

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

La tecnologia indossabile avanza grazie al GRAFENE

Gli scienziati hanno sviluppato un tessuto elettronico indossabile fatto con il GRAFENE.

Nelle fibre tessili sono stati incorporati degli elettrodi trasparenti e flessibili di GRAFENE. Questo sviluppo potrebbe portare ad una nuova generazione di tecnologia indossabile.

Grazie alla ‘nuova generazione’ di tecnologia indossabile, dei ricercatori visionari stanno pensando a dei computer, dispositivi musicali, smartphones, ecc. incorporati e portati negli abiti. I punti di forza della ricerca riguardano la funzionalità, il peso e la garanzia che i dispositivi abbiano l’energia necessaria.

Alla base di questa tecnologia troviamo degli elettrodi trasparenti e flessibili. Questi conduttori sono realizzati in plastica o vetro.

Fino ad oggi si erano mostrati problematici al livello applicativo riguardo ai prodotti tessili. Questi problemi oggi sono stati risolti e i ricercatori sono riusciti ad unire con successo gli elettrodi al filo.
Questo è stato ottenuto mediante quel ‘materiale meraviglioso’ che è il Grafene.

Il Grafene è la sostanza conosciuta più sottile (circa dello spessore di un atomo) in grado di potere condurre dell’elettricità.

 

graphene esperimento

Pur essendo molto forte, questo materiale è anche molto flessibile.

Per produrre uno mono-strato molto sottile di Grafene, i ricercatori hanno utilizzato un metodo rivoluzionario di deposizione di vapore chimico chiamato (CVD) su una lamina di rame.

Una volta che il Grafene vi si è depositato, grazie ad un sistema di trasferimento è stato aggiunto ad una fibra di polipropilene (un tipo di tessuto adoperato nel settore dell’abbigliamento).

Si è dato vita ad un prodotto trasparente e flessibile adatto ad essere incorporato nel tessuto per poi essere usato dal settore della tecnologia indossabile.
Durante i test è stato appurato che gli elettrodi di Grafene sono perfettamente funzionali.

L’introduzione di dispositivi elettronici nei tessuti, per abbigliamento, per arredamento e persino per tappeti, viene considerata come la nuova era nel campo dell’elettronica di consumo.

Lo studio è stato condotto dalla professoressa Monica Craciun dell’università di Exeter nel Regno Unito. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista ‘Scientific Reports’.

sound sensor image-img_assist-400x236 gtafene?Nelle notizie a margine, i ricercatori hanno rivelato che, manipolando le proprietà elettromagnetiche delle nanofibre, sono riusciti ad estenderle per circa sette volte la loro lunghezza naturale, creando così un materiale a base di Grafene che è più forte e resistente del Kevlar.