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Archives for : Editoriale

INVIARE MESSAGGI CON LA FORZA DELLA PIPI`!

Una sensazione di eccitazione intellettuale mi prende quando mi stupisco davanti all’ingegno ed alla fantasia umana!

I rifiuti umani non sono da buttare via ma possono essere inseriti nella tecnologia indossabile, così anche l’urina non verrà sprecata.

Scientists-unveil-urine-powered-wearable-energy-generator 2Il Professor Ioannis Ieropoulos, del Bristol BioEnergy Center presso l’Università del West of England (UWE Bristol), era già riuscito ad alimentare un telefono cellulare con MFCs (combustibile di cellule microbiche miniaturizzate) utilizzando l’urina come carburante ma è voluto andare più avanti integrando il tutto nella tecnologia indossabile.
La tecnologia MCF sfrutta l’energia biochimica creata dalla crescita microbica nei rifiuti organici: i microbi che crescono all’interno delle cellule dei rifiuti generano energia che viene poi convertita in elettricità dalle celle a combustibile.

tecnologia indossabile e urina

Il Professore ha creato un paio di calzini di pompaggio delle urine in grado di alimentare un trasmettitore wireless.
Le calze utilizzano celle a combustibile microbico cioè un processo che sfrutta i batteri per trasformare i liquidi di scarto in energia elettrica.
Ovviamente le calze sono integrate con una versione miniaturizzata della tecnologia.
Normalmente il flusso continuo e circolare dell’urina sulle celle a combustibile dovrebbe contare su una pompa di alimentazione tradizionale a energia elettrica, ma per questo esperimento si voleva sfruttare « solo energia umana ».
La pompa manuale è basata su un semplice sistema circolatorio attivato dai passi della persona che indossa i calzini. Tubi flessibili, posizionati sotto i talloni, assicurano la spinta costante del fluido verso l’alto.
Il sistema MFC indossabile, durante l’esperimento, ha funzionato con successo e la scheda di trasmissione radio collegata è stata in grado di trasmettere, ogni due minuti, un messaggio al modulo controllato dal PC.

Intervistato il Professore Ieropulos dice:

«Abbiamo usato lo MFC per alimentare un telefono cellulare utilizzando dell’urina come carburante. Abbiamo voluto replicare l’esperimento nella tecnologia indossabile imponendo al sistema di essere completamente autosufficiente.
Usando urine come combustibile e l’azione del piede come pompa siamo riusciti a far funzionare tutto solo grazie al potere umano » Aggiunge: « Questo lavoro mio e della mia equipe apre alla possibilità di utilizzare i rifiuti per alimentare congegni elettronici portatili ed indossabili. Per fare un esempio questa ricerca mostra che dovrebbe essere possibile sviluppare un sistema basato sulla tecnologia MFC indossabile per trasmettere le coordinate di una persona in situazione di emergenza. Allo stesso tempo questo indicherebbe la prova dell’esistenza in vita in quanto il dispositivo funziona grazie al combustibile (urina) ed alla pompa (movimento) »

Non affollatevi presso i negozi di tecnologia a cercare questi calzini high-tech ed eco-sostenibili riempiti di pipì per stupire familiari ed amici con un regalo natalizio veramente originale! Non sono in vendita, si tratta di un esperimento ben riuscito che fa ben sperare per il futuro.

MESSAGGI CON LA FORZA DELLA PIPI`

COME RENDERE LE BATTERIE FLESSIBILI

La Wearable Electronics e lo sviluppo dei dispositivi indossabili e medici aumentano la domanda di batterie speciali nella forma e nell’affidabilità caratteristiche che le tradizionali batterie ingombranti e pesanti non possono fornire.

Secondo un rapporto della IDTechEx nel decennio 2015/2025 la fabbricazione e la commercializzazione di batterie flessibili raggiungerà un mercato di 400milioni di Dollari.

La batteria flessibile presentata dalla Samsung

La batteria flessibile presentata dalla Samsung

Siamo abituati, per alimentare i nostri progetti di wearable electronics, ad usare batterie a bottone, cilindriche e prismatiche anche per far funzionare i nostri telefoni cellulari, computer portatili, dispositivi elettronici e automobili elettriche.
Esiste però un problema: tutti i nostri dispositivi portatili ed indossabili hanno bisogno di batterie sempre più piccole, flessibili, sottili ed affidabili.

La tecnologia per costruire le batterie « tradizionali » appare fin troppo « anziana »: bisogna approcciarsi in un nuovo modo alla fabbricazione, usare nuovi materiali, nuove sostanze chimiche e nuovi metodi di produzione.

Nuove aziende si affacciano su questo mercato e propongono batterie flessibili e sottili ma, quanta energia può essere immagazzinata in una batteria dipende in gran parte dal suo volume. Alcune tra queste aziende sono Blue Spark, Enfucell, Flexel, Imprint Energy, STMicroelectronics, ProLogium, etc.

batterie flessibili 3

La FLEXEL è una impresa del Maryland (USA) che collabora con l’Università di Stato ed ha vinto « Maryland Incubator Company of the Year 2010 » fin dall’anno 2008 si è aperta alla ricerca, allo sviluppo ed alla produzione di soluzioni personalizzate di batterie a film sottile. Ha creato e continua a creare posti di lavoro e sviluppa soluzioni di batterie personalizzate per quelle aziende che cercano batterie dai requisiti speciali che non possono essere soddisfatti dalle batterie tradizionali in commercio. La Flexel continua ad espandersi trovando soluzioni per la tecnologia indossabile, dispositivi medici, applicazioni militari, elettronica di consumo usa e getta, dispositivi di telerilevamento ed altro ancora.

La STMicroelectronics è un’azienda franco-italiana con sede a Ginevra, per la produzione di componenti elettronici a semiconduttore. Produce batterie a film sottile, estremamente sottili (220 micron), ricaricabili, con una vita stimata di oltre 10 anni o 4000 cicli. Le batterie della STMicroelectronics sono estremamente sicure: sono dotate di un LiCoO2 catodo, elettroliti e LIPON ceramica anodo di litio, così possono scongiurare rischi di bruciature o di esplosione.

batteria flassibile 1La piegatura e la curvatura delle nuove batterie possono crepare e danneggiare la batteria stessa e ridurne il ciclo di vita.

La Apple, la Samsung, la LG Chem stanno investendo tantissimo sulla progettazione delle batterie del futuro e hanno introdotto diverse innovazioni per ottenere batterie con fattori di flessibilità e di forma speciale. Alle batterie tradizionali agli ioni di Litio hanno aggiunto funzioni speciali come la flessibilità modificando i disegni strutturali e migliorando i materiali.

THE NEXT BLACK: IL FUTURO DELL’ABBIGLIAMENTO

Stiamo per parlarvi di un documentario apparso in rete il 21 maggio 2014: “The Next Black: A film about the Future of Clothing” che descrive a cosa somiglierà l’industria tessile del futuro.

Abbiamo “ripescato” questo film perché Serena di Pavia, interessata all’argomento ma non conosce bene l’inglese, ci ha chiesto una breve traduzione del contenuto.

COME NASCE L’IDEA E PERCHÈ?

Tutto inizia quando AEG, il produttore tedesco di materiale elettronico ed elettrico per il grande pubblico e proprietario di Electrolux elettrodomestici, incontra l’agenzia svedese di comunicazione House of Radon per la creazione di una nuova campagna pubblicitaria che coinvolga il pubblico stimolandolo intorno un interesse comune.

AEG

Per rispondere alle aspettative del committente House of Radon ha individuato, tra tutti gli elettrodomestici prodotti dal Gruppo, la lavatrice. E, cosa è importante per una lavatrice? Quello che ci infiliamo dentro: i nostri vestiti!

Poiché la AEG è sempre stata all’avanguardia nel suo settore, la strategia che essi hanno proposto è stata quella di esplorare il futuro dell’abbigliamento attraverso un documentario che avrebbe permesso di di intraprendere un dialogo aperto fra i consumatori ed il marchio.
IMMAGINE “THE NEXT BLACK”

LA SCELTA DEL TITOLO.

Il titolo “The Next Black” è stato accuratamente pensato. In effetti, “The Next Black” fa riferimento all’espressione “The new black” usata nel mondo della moda per indicare un colore che sostituisce il nero come colore di riferimento.
Nella lingua corrente questo modo di dire si traduce con il fatto che un’idea diviene immediatamente popolare a scapito di un’ altra che fino ad allora si era ritenuta fondamentale. Questo docufilm vuole proporre non un “nuovo nero” ma addirittura un “futuro nero” quindi un’alternativa estrema alla moda attuale.

L’ARGOMENTO

È sotto gli occhi di tutti!
L’evoluzione della moda ha un andamento vertiginoso: più colori, nuove collezioni, nuovi marchi, più stili…
Tutto il mondo fashion è costantemente “oltre” ed “avanti” ma in realtà questo mondo è a corto di innovazioni: indossiamo sempre le gonne (più o meno lunghe) o i pantaloni (più o meno larghi) e ci copriamo con cappotti (più o meno pesanti) come facevano i nostri nonni e con gli stessi ritmi stagionali.

Come proclama il celebre Lidewy Edelkoort: “La moda è morta. Viva l’abbigliamento”.

Questo film ha l’ambizione di farci gettare uno sguardo su quello che ci attende domani: non parla di ciò che c’è di nuovo ma di ciò che arriverà in futuro.

lavatrice

La folle consumazione massificata di abiti continuerà e si intensificherà? Ritorneremo a vestiti di qualità ai quali presteremo attenzione e cura? Ci concentreremo su capi di abbigliamento intelligenti e sfrutteremo nuove tecnologie? Quali metodi useremo per concepire e realizzare i nostri vestiti: ci affideremo ai “buoni vecchi” metodi tradizionali spesso poco rispettosi dell’ambiente?

L’agenzia House of Radon ha girato il Mondo intero per intervistare proprio quei designers, innovatori e leaders del settore che attraverso la loro passione alimentano il cambiamento e danno vita ai loro sogni.

Questo film ci racconta cosa metteremo nell’armadio (ma esisterà ancora l’armadio?) nel futuro.

i pronipoti

Non parla soltanto di cosa indosseremo ma getta uno sguardo molto i interessante su come saranno prodotti gli i tessuti ed i vestiti, e su come interagire con gli abiti e come trattarli.

Il video è diviso in 6 capitoli ognuno dedicato ad un argomento interessantissimo.

Capitolo 1
La tecnologia si “cuce” alla moda

Per la realizzazione di questo capitolo la House of Radon ha incontrato a Londra Nancy Tilbury, fondatrice e direttrice creativa di Studio XO.

Nancy Tilbury

Nancy Tilbury

La Tilbury presenta il suo atelier di moda diviso in tre settori:

  • codificazione e programmazione;
  • cucito tradizionale;
  • spazio ibrido dove trovano posto ben 3 stampanti 3D.

Lo Studio XO è nato da un’idea pionieristica della sua fondatrice: inserire la tecnologia nell’abbigliamento prendendo ispirazione dalla science/fiction, creare abiti che interagiscono e si evolvono.
Prima di riuscire a portare le proprie creazioni in strada, lo Studio XO ha cercato di farsi pubblicità e quindi guadagnare notorietà grazie a delle tenute quantomeno stravaganti.

 

Studio ox abito bolle

Particolare dell’abito Anemone, portato da LadyGaga al festival di iTunes: il vestito produce delle bolle di sapone!

abito bolle

Il film mette l’accento sulla fusione tra la moda e la tecnologia che resta poco accessibile al grande pubblico.
Ci spiega come la maggior parte delle soluzioni poste in essere si limitino a creare dei nuovi prodotti senza minimamente sollevare la questione sul come integrare la tecnologia agli abiti tradizionali.
Noi pensiamo che questo film, datato primavera 2014, faccia già sentire la sua età perché in un anno possiamo ben affermare che la democratizzazione della wearable technology ha compiuto passi da gigante.

Capitolo 2
Abiti intelligenti e connessi

Per farci capire cosa fossero dei vestiti smart i pubblicisti di House of Radon si è affidata ad uno dei marchi di abbigliamento sportivo più conosciuti al mondo: ADIDAS Germania
Chi meglio del capo della produzione Matt Hymers poteva spiegare uno dei prodotti faro della ADIDAS: una t-shirt intelligente e connessa.

Adidas-Matt Hymers

Matt Hymers

Adidas ha creato un modello di t-shirt molto aderente che nasconde dei sensori (che si possono lavare in lavatrice!) per controllare il ritmo cardiaco, la velocità, la distanza percorsa …. degli atleti che la indossano. Questi dati sono inviati in tempo reale all’allenatore ed al medico per valutare la forma e la prestazione dell’atleta. Il test è stato effettuato con la collaborazione dei calciatori dell’AC Milan.
MILAN 2012-13 CONFERENZA ADIDAS MICOACH 13-02-2013

La piccola “scatoletta” verde che viene inserita nella maglietta è il microcontrollore che riconosce, raccoglie, smista ed invia i dati tramite connessione wireless.

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Matt Hymers spiega come questo tipo di abiti intelligenti non siano un prodotto riservato ai professionisti dello sport ma saranno sempre più utilizzati da tutte quelle persone che prestano particolare attenzione alla loro salute e desiderano controllare le loro condizioni di vita.

Capitolo 3
Tessuti durevoli e completamente biologici.

Suzanne Lee, fondatrice di BioCouture, si è domandata cosa sarà la moda nei prossimi 50 anni.

Suzanne Lee,

Suzanne Lee

Così grazie a collaborazioni con scienziati ed ingeneri ha sviluppato un materiale a base di tè verde, zucchero e lieviti che ,una volta secco, può essere adoperato per fabbricare abiti.

Campioni di tessuti BioCouture

Campioni di tessuti BioCouture

Secondo lei, la bio-fabbricazione è la chiave per permettere una produzione tessile riciclabile e più durevole senza i rifiuti tossici della fabbricazione tradizionale.
Non solo la bio-fabbricazione dei tessuti lascia libero spazio alla fantasia ed alla scelta cromatica ma è fondamentale per fare fronte alle orribili abitudini attuali: la super consumazione della moda o Fast Fashion (moda veloce).

Capitolo 4
La Fast Fashion

La “Fast Fashion” corrisponde ad una produzione di massa di abiti in un lasso di tempo prefissato di solito molto breve e con dei prezzi molto attrattivi. La produzione viene realizzata in paesi dove la manodopera è super economica ma il prodotto finale è venduto in tutto il mondo.
Queste collezioni sono aggiornate con sempre maggiore frequenza, la produzione aumenta ed aumenta l’impatto negativo sull’ambiente: quantità di spazzatura, prodotti chimici per la colorazione, operai sottopagati.

Il Gruppo PATAGONIA, con base a Ventura in California USA, si è ribellato a tutto ciò ed ha deciso di iniziare ad operare nel mondo della moda in modo sostenibile.
Nel film viene intervistato Rick Ridgeway il responsabile delle iniziative ambientali per il gruppo Patagonia.

Rick Ridgeway Patagonia

Rick Ridgeway

Il messaggio principale del marchio Patagonia consiste nel porsi in netta controtendenza all’attuale andamento del mercato del tessile mondiale come è ben spiegato nella sua pubblicità che incita ad acquistare solo ciò di cui abbiamo realmente bisogno, solo prodotti di qualità che resistono di più all’usura e quindi Patagonia ci spinge ad acquistare di meno ma a pensare di più a noi ed all’ambiente.

Patagonia

Patagonia ci spinge anche a riciclare i capi di abbigliamento perché il marchio è ben consapevole che la creazione dei tessuti e degli abiti richiede dei processi che su larga scala bene o male hanno tendenza non solo ad inquinare l’ambiente ma anche ad utilizzare ciò che di più prezioso è presente sulla Terra: l’acqua.

Capitolo 5
Tingere senza acqua

Il gruppo Yeh Group , con sede a Bangkok, ha impiegato un gruppo di ricercatori per cercare un metodo per tingere i tessuti senza utilizzare l’acqua.
La tecnologia che hanno inventato al posto di “sprecare” acqua che, comunque, aveva poi bisogno di essere depurata per essere rimessa in circolo, usa diossido di carbonio liquido e realizzano un’economia energetica del 50% rispetto ad un’industria tradizionale.

Mather

Sophie Mather

Nel film viene intervistata la direttrice dell’innovazione del gruppo Sophie Mather che ci spiega come questa tecnologia, in un prossimo futuro, potrà avere sviluppi anche in altri campi dell’industria tessile. La Mather aggiunge che i suoi ricercatori si sono ispirati a processi presenti nella natura e che bisognerà sempre di più trovare le soluzioni di uno sviluppo durevole nel mondo naturale che ci circonda.

colorare senza acqua

Capitolo 6
Riparare le cose

Per fare prendere coscienza ai consumatori del valore dei propri vestiti, Patagonia ha lanciato su internet dei tutorial e dei kits di riparazione.
IFIXIT con base negli USA ha fatto della riparazione la propria missione.

IFIXIT

Il loro motto è non rimanere passivi davanti ad un oggetto consumato, ma lasciarsi coinvolgere dall’usura ed essere attivi.

IFIXIT 2

Ifixit 1

La “moda lenta” o Slow Fashion propone di acquistare meno ma in maniera più coscienziosa e di instaurare un legame emotivo con l’oggetto durante l’atto dell’acquisto.
Quando l’abito è usurato non viene gettato ma riparato e l’atto di prendersene cura permette di creare un nuovo legame con colui o colei che lo porta.
A questo punto, quale è il futuro che ci attende?

Il futuro della moda sarà l’abito più costoso, di qualità superiore, ecosostenibile e pagato tramite abbonamento.
La tecnologia sarà negli abiti: porteremo dei computers su di noi morbidi come la seta e facili da comprendere .

Cosa bisogna ricordare?

Oggi noi siamo presi nella spirale del Fast fashion che ci impone la super consumazione.

Grazie a Dio all’orizzonte appaiono nuovi modelli economici. L’economia collettiva sta diventando una realtà, il DIY è già ben radicato ed una nuova mentalità di consumatori va emergendo. Ci sono nuove alternative al mercato tradizionale, una nuova generazione digitale prende piede e può cambiare le cose.

Un operazione pubblicitaria ben riuscita

Possiamo essere d’accordo o no con questo docufilm ma è certo che, ancora dopo un anno e nonostante alcune affermazioni siano già un poco “polverose”, se ne parla e se ne continuerà a parlare.
Complimenti alla AEG ed a House of Radon.

 

LA WEARABLE TECHNOLOGY COME SOLUZIONE DEL PROBLEMA?

UNA SCATOLA DI FARMACI NEL NOSTRO CORPO!?!

LE NANOPARTICELLE CHE CI CURANO

Quante volte ci è successo di dimenticare di assumere un farmaco?Quante volte abbiamo lasciato la confezione dell’antibiotico a casa?
Quante volte abbiamo telefonato alla Nonna o al vecchio Zio per ricordare di prendere le gocce per la pressione?

imagesOvviamente non solo per questi motivi legati alla quotidianità gli scienziati stanno lavorando da anni a qualcosa che assomiglia ad una scatola microscopica di compresse inserita nel corpo umano e che possa essere aperta o chiusa tramite comando wireless per potere assumere la dose di farmaci imposta dal medico curante.

Purtroppo questa idea deve ancora essere concretizzata.

In effetti queste “nanoscatole” già esistono, e riescono a diffondere il medicamento lentamente e nel punto più vicino possibile al bersaglio da curare. Il problema che i ricercatori non riescono a risolvere e che , come spiega lo specialista Jean Marie Devoisselle (Direttore dell’Istituto Charles Gerhardt, Professore Universitario e specialista di nanotecnologie applicate alla salute): ”Questi recipienti in miniatura possono innescarsi (aprirsi) ed erogare il farmaco solo prima di essere iniettati nel corpo del paziente. Stiamo lavorando alacremente perché essi possano essere azionati dall’esterno del corpo”

Alla domanda : “Come fa un medicinale ad essere contenuto in una scatola così microscopica?”
Jean Marie Devoisselle ha risposto: “Le molecole del medicamento possono essere assorbite dalla superficie delle nanoparticelle che trasporteranno il farmaco. Nel nostro Istituto, differenti team utilizzano del silicio o del silicio poroso. Dopo l’introduzione nei corpi delle microparticelle (iniezione nel sistema sanguigno o tramite impianto), le molecole incapsulate vengono liberate ad una determinata velocità. Tutta l’arte consiste nel controllare questa diffusione. Per adesso siamo riusciti a ritardare il rilascio del farmaco solo facendo assorbire le sue molecole dai pori del silicio poroso”
Alla domanda se i pori del silicio possono essere chiusi e poi essere riaperti, Jean Marie Devoisselle ha risposto: “In realtà questi pori possono essere otturati con un’altra molecola che fa da “tappo”. Ma questa chiusura viene detta “sacrificale”: una volta il poro aperto, non potrà più essere richiuso. Cerchiamo di immaginare delle nanoparticelle con delle “porte” che si aprono e poi si chiudono in modo tale da potere dosare nel tempo il rilascio del prodotto attivo”.

Le nanoparticelle, i nuovi assistenti della medicina

Le nanoparticelle hanno già molteplici applicazioni in medicina.
Ad esempio le tecniche di ‘medical imaging’ sfruttano le nanoparticelle come agenti di contrasto.

Esistono nanoparticelle realizzate in un materiale ben determinato secondo la loro destinazione d’uso.
Ad esempio le nanoparticelle in ossido di ferro sono sfruttate per le loro proprietà magnetiche e vengono usate per gli esami IRM.

Le ricerche proseguono, in particolare, sulle matrici di silicio, ovverosia l’ossido di silicio (SiO2), che è ben tollerato dal corpo umano.
Le nanoparticelle che presentano dei pori possono trasportare al loro interno (come scatolette chiuse) delle molecole attive di farmaco nella circolazione sanguigna evitando al medicamento di degradarsi durante il viaggio.silicio disegno
Questa tecnica è definita la vettorizzazione del farmaco.

Lo stadio seguente è il rilascio controllato, che è ancora allo stato sperimentale: il prodotto attivo è rilasciato in certe condizioni, sotto l’effetto del suo ambiente ( dunque in funzione della posizione del corpo o della cellula in cui si viene a trovare) o anche attraverso una determinata stimolazione esterna.
Queste nanotecnologie sono ancora agli albori e non si è ancora determinata la loro modalità d’uso.

Jean Marie Devoisselle ha aggiunto: “Per quanto riguarda il problema di trovare la password del telecomando per innescare l’apertura delle “porte”, la nostra equipe sta valutando differenti tecniche, ad esempio una potrebbe essere usare l’acidità come sesamo: una volta che la nanoparticella “scatoletta” entra in una determinata cellula il buon valore del PH fa aprire la ‘porta’ e liberare il farmaco. Oppure si potrebbe ricorrere a stimoli esterni come la luce a infrarossi o il calore. Il medicinale potrebbe essere liberato nel posto e al momento opportuno da una sorta di telecomando. Ma tutto questo è ancora lontano”

Da parte nostra possiamo auspicare che la tecnologia del wearable possa aiutare a risolvere questi problemi magari con un “nanosensore” inserito nella “scatola” che riesca ad aprirla a comando tramite tecnologia wireless.

LA SALUTE UMANA ED I WEARABLES

La sicurezza è una delle preoccupazioni fondamentali nel futuro dei dispositivi indossabili.

I Wearables, dai braccialetti intelligenti all’abbigliamento smart, posseggono le caratteristiche ideali per migliorare la vita di tutti i giorni, dalla salute di una persona fino a migliorare la sua produttività sul posto di lavoro.

Il potenziale del mercato della tecnologia indossabile è enorme, infatti Generator Research prevede che il fatturato nel 2018 supererà i 100 miliardi di Dollari.
Basta osservare il recente lancio dell’Apple Watch per rendersi conto quanto promettente sia questo settore.

Vector design for wearable technology

Dietro al nome di “wearables” esistono schiere di ricercatori che si occupano di tre tecnologie fondamentali: lo studio dei sensori, la programmazione dei microcontrollori e la comunicazione scientifica, tecnica e commerciale.

Queste tecnologie permettono ai produttori di progettare e realizzare prodotti compatti, come i dispositivi che combinano contapassi, cardiofrequenzimetro e GPS in un unico insieme, facile da indossare e che offre una avanzata capacità di calcolo.

I continui progressi in questi tre settori porteranno a prodotti sempre più piccoli ed efficienti.

Bisogna però fare attenzione anche ai nuovi rischi per la salute umana legati a questo stesso progresso.

Infatti in alcuni casi il livello di pericolo per l’integrità fisica a cui ci espone un dispositivo indossabile può essere superiore rispetto a un dispositivo non indossabile.
L’uso di tecnologia indossabile può esporre l’utente a danni potenziali soprattutto in prossimità della testa o di organi particolarmente sensibili per esempio all’elettricità o ai campi magnetici.
È chiaro quindi che l’accettazione pubblica degli indossabili è subordinata al fatto che essi non presentino alcun rischio per la salute e la sicurezza umana.termometro

IL CALORE

Tra i pericoli vi sono le potenziali lesioni di carattere termico. La temperatura dei componenti dei dispositivi elettrici spesso aumenta con il loro utilizzo, infatti la tecnologia indossabile generalmente si avvale di potenti microprocessori in grado di produrre molto calore.
I tecnici hanno quindi studiato attentamente i danni associati all’esposizione ad elevate temperature per periodi prolungati e, dopo aver valutato i limiti sopportabili dal corpo umano, hanno realizzato tutta una serie di dispositivi atti ad eliminare il calore o quanto meno a limitarlo ai limiti imposti.

I MATERIALI

I microcontrollori, i sensori, il filo conduttivo e via via tutti i componenti che utilizziamo nella fabbricazione di tecnologie indossabili, potenzialmente contengono metalli o sostanze chimiche che possono causare eruzioni cutanee o altre reazioni allergiche quando entrano in contatto prolungato con la pelle.

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Come la maggior parte dei monili contiene un’etichetta che indica o no la presenza di Nickel, così le etichette dei wearables dovrebbero sottolineare se e quali metalli l’indossabile contiene nei suoi componenti.
Questo non è ancora generalmente riportato ma moltissimi creatori di indossabilli fanno un punto d’onore a enunciare tutti i metalli contenuti negli oggetti che producono.

TENSIONE ELETTROMAGNETICA

Anche se alcuni dei risultati della ricerca sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche non sono concludenti i prodotti tecnologici indossabili devono essere conformi ai requisiti di Legge riguardanti l’esposizione dell’uomo e devono rispettare i limiti stabiliti dalle normative tramite test relativi al tasso di assorbimento specifico del corpo umano.

Bisogna spingere i produttori Leader del settore a realizzare test di valutazione:

  • per comprendere i rischi legati all’utilizzo delle tecnologie indossabili ;
  • per individuare le conseguenze sulla salute umana;
  • per intraprendere nuovi studi e controlli approfonditi sui materiali utilizzati nel ciclo di produzione dei prodotti.

Ovviamente la destinazione d’uso di un determinato prodotto indossabile cambia i termini di valutazione.

Come minimo, i test di sicurezza di un prodotto dovrebbero valutare e sperimentare un dispositivo relativamente alle scosse elettriche ed ai rischi meccanici.
Per tutti i prodotti indossabili del settore medico, della salute e del benessere, sono previsti specifici requisiti di sicurezza.

Altri test dovrebbero valutare l’interoperabilità wireless per consentire all’indossabile di scambiare informazioni a distanza con altri dispositivi senza però creare interferenze con ulteriori oggetti wireless esistenti nell’ambiente.

Devono inoltre essere garantite la privacy e la sicurezza dei dati per eliminare qualsiasi tipo di vulnerabilità che potrebbe trasformare un prodotto di tecnologia indossabile in un facile bersaglio di dannosi attacchi informatici.

Infine, ma non ultima, la valutazione e l’identificazione delle sostanze chimiche contenute nei materiali dei dispositivi.

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Altre problematiche fondamentali per il mercato sono la sostenibilità ambientale, l’efficienza energetica , il livello di prestazione e l’affidabilità del dispositivo: l’attenzione e la cura dei produttori verso questi aspetti contribuiscono all’accettazione da parte dei consumatori delle nuove tecnologie.

Gli utenti finali desiderano dei prodotti tecnologici indossabili che operino per lungi periodi di tempo prima di essere nuovamente ricaricati ed i test potranno misurare quanto i dispositivi siano efficienti nell’utilizzare l’energia disponibile.

L’ABI Research stima che entro il 2019, nel mondo saranno disponibili 780 milioni di dispositivi indossabili, quindi occhiali intelligenti con monitor cardiaci integrati faranno parte delle abitudini e della vita di tutti i giorni.

Le possibilità per il mercato delle tecnologie indossabili sono apparentemente illimitate, ma la comprensione e la sperimentazione per i rischi, i requisiti di prestazione ed il rispetto delle aspettative dei consumatori saranno di primaria importanza per il futuro successo dei Wearables.

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imagesL’unica cosa che ci lascia un poco perplessi e che solo una minuscola percentuale di visitatori ha lasciato una traccia un poco più evidente del proprio passaggio. Il numero di commenti (quasi tutti privati) si tiene sulle dita di una mano, nessun giudizio, nessun parere, nessun consiglio.

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