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Stiamo per parlarvi di un documentario apparso in rete il 21 maggio 2014: “The Next Black: A film about the Future of Clothing” che descrive a cosa somiglierà l’industria tessile del futuro.

Abbiamo “ripescato” questo film perché Serena di Pavia, interessata all’argomento ma non conosce bene l’inglese, ci ha chiesto una breve traduzione del contenuto.

COME NASCE L’IDEA E PERCHÈ?

Tutto inizia quando AEG, il produttore tedesco di materiale elettronico ed elettrico per il grande pubblico e proprietario di Electrolux elettrodomestici, incontra l’agenzia svedese di comunicazione House of Radon per la creazione di una nuova campagna pubblicitaria che coinvolga il pubblico stimolandolo intorno un interesse comune.

AEG

Per rispondere alle aspettative del committente House of Radon ha individuato, tra tutti gli elettrodomestici prodotti dal Gruppo, la lavatrice. E, cosa è importante per una lavatrice? Quello che ci infiliamo dentro: i nostri vestiti!

Poiché la AEG è sempre stata all’avanguardia nel suo settore, la strategia che essi hanno proposto è stata quella di esplorare il futuro dell’abbigliamento attraverso un documentario che avrebbe permesso di di intraprendere un dialogo aperto fra i consumatori ed il marchio.
IMMAGINE “THE NEXT BLACK”

LA SCELTA DEL TITOLO.

Il titolo “The Next Black” è stato accuratamente pensato. In effetti, “The Next Black” fa riferimento all’espressione “The new black” usata nel mondo della moda per indicare un colore che sostituisce il nero come colore di riferimento.
Nella lingua corrente questo modo di dire si traduce con il fatto che un’idea diviene immediatamente popolare a scapito di un’ altra che fino ad allora si era ritenuta fondamentale. Questo docufilm vuole proporre non un “nuovo nero” ma addirittura un “futuro nero” quindi un’alternativa estrema alla moda attuale.

L’ARGOMENTO

È sotto gli occhi di tutti!
L’evoluzione della moda ha un andamento vertiginoso: più colori, nuove collezioni, nuovi marchi, più stili…
Tutto il mondo fashion è costantemente “oltre” ed “avanti” ma in realtà questo mondo è a corto di innovazioni: indossiamo sempre le gonne (più o meno lunghe) o i pantaloni (più o meno larghi) e ci copriamo con cappotti (più o meno pesanti) come facevano i nostri nonni e con gli stessi ritmi stagionali.

Come proclama il celebre Lidewy Edelkoort: “La moda è morta. Viva l’abbigliamento”.

Questo film ha l’ambizione di farci gettare uno sguardo su quello che ci attende domani: non parla di ciò che c’è di nuovo ma di ciò che arriverà in futuro.

lavatrice

La folle consumazione massificata di abiti continuerà e si intensificherà? Ritorneremo a vestiti di qualità ai quali presteremo attenzione e cura? Ci concentreremo su capi di abbigliamento intelligenti e sfrutteremo nuove tecnologie? Quali metodi useremo per concepire e realizzare i nostri vestiti: ci affideremo ai “buoni vecchi” metodi tradizionali spesso poco rispettosi dell’ambiente?

L’agenzia House of Radon ha girato il Mondo intero per intervistare proprio quei designers, innovatori e leaders del settore che attraverso la loro passione alimentano il cambiamento e danno vita ai loro sogni.

Questo film ci racconta cosa metteremo nell’armadio (ma esisterà ancora l’armadio?) nel futuro.

i pronipoti

Non parla soltanto di cosa indosseremo ma getta uno sguardo molto i interessante su come saranno prodotti gli i tessuti ed i vestiti, e su come interagire con gli abiti e come trattarli.

Il video è diviso in 6 capitoli ognuno dedicato ad un argomento interessantissimo.

Capitolo 1
La tecnologia si “cuce” alla moda

Per la realizzazione di questo capitolo la House of Radon ha incontrato a Londra Nancy Tilbury, fondatrice e direttrice creativa di Studio XO.

Nancy Tilbury

Nancy Tilbury

La Tilbury presenta il suo atelier di moda diviso in tre settori:

  • codificazione e programmazione;
  • cucito tradizionale;
  • spazio ibrido dove trovano posto ben 3 stampanti 3D.

Lo Studio XO è nato da un’idea pionieristica della sua fondatrice: inserire la tecnologia nell’abbigliamento prendendo ispirazione dalla science/fiction, creare abiti che interagiscono e si evolvono.
Prima di riuscire a portare le proprie creazioni in strada, lo Studio XO ha cercato di farsi pubblicità e quindi guadagnare notorietà grazie a delle tenute quantomeno stravaganti.

 

Studio ox abito bolle

Particolare dell’abito Anemone, portato da LadyGaga al festival di iTunes: il vestito produce delle bolle di sapone!

abito bolle

Il film mette l’accento sulla fusione tra la moda e la tecnologia che resta poco accessibile al grande pubblico.
Ci spiega come la maggior parte delle soluzioni poste in essere si limitino a creare dei nuovi prodotti senza minimamente sollevare la questione sul come integrare la tecnologia agli abiti tradizionali.
Noi pensiamo che questo film, datato primavera 2014, faccia già sentire la sua età perché in un anno possiamo ben affermare che la democratizzazione della wearable technology ha compiuto passi da gigante.

Capitolo 2
Abiti intelligenti e connessi

Per farci capire cosa fossero dei vestiti smart i pubblicisti di House of Radon si è affidata ad uno dei marchi di abbigliamento sportivo più conosciuti al mondo: ADIDAS Germania
Chi meglio del capo della produzione Matt Hymers poteva spiegare uno dei prodotti faro della ADIDAS: una t-shirt intelligente e connessa.

Adidas-Matt Hymers

Matt Hymers

Adidas ha creato un modello di t-shirt molto aderente che nasconde dei sensori (che si possono lavare in lavatrice!) per controllare il ritmo cardiaco, la velocità, la distanza percorsa …. degli atleti che la indossano. Questi dati sono inviati in tempo reale all’allenatore ed al medico per valutare la forma e la prestazione dell’atleta. Il test è stato effettuato con la collaborazione dei calciatori dell’AC Milan.
MILAN 2012-13 CONFERENZA ADIDAS MICOACH 13-02-2013

La piccola “scatoletta” verde che viene inserita nella maglietta è il microcontrollore che riconosce, raccoglie, smista ed invia i dati tramite connessione wireless.

elite-system-adidas-milanello

Matt Hymers spiega come questo tipo di abiti intelligenti non siano un prodotto riservato ai professionisti dello sport ma saranno sempre più utilizzati da tutte quelle persone che prestano particolare attenzione alla loro salute e desiderano controllare le loro condizioni di vita.

Capitolo 3
Tessuti durevoli e completamente biologici.

Suzanne Lee, fondatrice di BioCouture, si è domandata cosa sarà la moda nei prossimi 50 anni.

Suzanne Lee,

Suzanne Lee

Così grazie a collaborazioni con scienziati ed ingeneri ha sviluppato un materiale a base di tè verde, zucchero e lieviti che ,una volta secco, può essere adoperato per fabbricare abiti.

Campioni di tessuti BioCouture

Campioni di tessuti BioCouture

Secondo lei, la bio-fabbricazione è la chiave per permettere una produzione tessile riciclabile e più durevole senza i rifiuti tossici della fabbricazione tradizionale.
Non solo la bio-fabbricazione dei tessuti lascia libero spazio alla fantasia ed alla scelta cromatica ma è fondamentale per fare fronte alle orribili abitudini attuali: la super consumazione della moda o Fast Fashion (moda veloce).

Capitolo 4
La Fast Fashion

La “Fast Fashion” corrisponde ad una produzione di massa di abiti in un lasso di tempo prefissato di solito molto breve e con dei prezzi molto attrattivi. La produzione viene realizzata in paesi dove la manodopera è super economica ma il prodotto finale è venduto in tutto il mondo.
Queste collezioni sono aggiornate con sempre maggiore frequenza, la produzione aumenta ed aumenta l’impatto negativo sull’ambiente: quantità di spazzatura, prodotti chimici per la colorazione, operai sottopagati.

Il Gruppo PATAGONIA, con base a Ventura in California USA, si è ribellato a tutto ciò ed ha deciso di iniziare ad operare nel mondo della moda in modo sostenibile.
Nel film viene intervistato Rick Ridgeway il responsabile delle iniziative ambientali per il gruppo Patagonia.

Rick Ridgeway Patagonia

Rick Ridgeway

Il messaggio principale del marchio Patagonia consiste nel porsi in netta controtendenza all’attuale andamento del mercato del tessile mondiale come è ben spiegato nella sua pubblicità che incita ad acquistare solo ciò di cui abbiamo realmente bisogno, solo prodotti di qualità che resistono di più all’usura e quindi Patagonia ci spinge ad acquistare di meno ma a pensare di più a noi ed all’ambiente.

Patagonia

Patagonia ci spinge anche a riciclare i capi di abbigliamento perché il marchio è ben consapevole che la creazione dei tessuti e degli abiti richiede dei processi che su larga scala bene o male hanno tendenza non solo ad inquinare l’ambiente ma anche ad utilizzare ciò che di più prezioso è presente sulla Terra: l’acqua.

Capitolo 5
Tingere senza acqua

Il gruppo Yeh Group , con sede a Bangkok, ha impiegato un gruppo di ricercatori per cercare un metodo per tingere i tessuti senza utilizzare l’acqua.
La tecnologia che hanno inventato al posto di “sprecare” acqua che, comunque, aveva poi bisogno di essere depurata per essere rimessa in circolo, usa diossido di carbonio liquido e realizzano un’economia energetica del 50% rispetto ad un’industria tradizionale.

Mather

Sophie Mather

Nel film viene intervistata la direttrice dell’innovazione del gruppo Sophie Mather che ci spiega come questa tecnologia, in un prossimo futuro, potrà avere sviluppi anche in altri campi dell’industria tessile. La Mather aggiunge che i suoi ricercatori si sono ispirati a processi presenti nella natura e che bisognerà sempre di più trovare le soluzioni di uno sviluppo durevole nel mondo naturale che ci circonda.

colorare senza acqua

Capitolo 6
Riparare le cose

Per fare prendere coscienza ai consumatori del valore dei propri vestiti, Patagonia ha lanciato su internet dei tutorial e dei kits di riparazione.
IFIXIT con base negli USA ha fatto della riparazione la propria missione.

IFIXIT

Il loro motto è non rimanere passivi davanti ad un oggetto consumato, ma lasciarsi coinvolgere dall’usura ed essere attivi.

IFIXIT 2

Ifixit 1

La “moda lenta” o Slow Fashion propone di acquistare meno ma in maniera più coscienziosa e di instaurare un legame emotivo con l’oggetto durante l’atto dell’acquisto.
Quando l’abito è usurato non viene gettato ma riparato e l’atto di prendersene cura permette di creare un nuovo legame con colui o colei che lo porta.
A questo punto, quale è il futuro che ci attende?

Il futuro della moda sarà l’abito più costoso, di qualità superiore, ecosostenibile e pagato tramite abbonamento.
La tecnologia sarà negli abiti: porteremo dei computers su di noi morbidi come la seta e facili da comprendere .

Cosa bisogna ricordare?

Oggi noi siamo presi nella spirale del Fast fashion che ci impone la super consumazione.

Grazie a Dio all’orizzonte appaiono nuovi modelli economici. L’economia collettiva sta diventando una realtà, il DIY è già ben radicato ed una nuova mentalità di consumatori va emergendo. Ci sono nuove alternative al mercato tradizionale, una nuova generazione digitale prende piede e può cambiare le cose.

Un operazione pubblicitaria ben riuscita

Possiamo essere d’accordo o no con questo docufilm ma è certo che, ancora dopo un anno e nonostante alcune affermazioni siano già un poco “polverose”, se ne parla e se ne continuerà a parlare.
Complimenti alla AEG ed a House of Radon.

 

Romana Cardinale

Romana Cardinale

Stilista e Responsabile E-cucito.
Art Director, Esperta E-textile e Responsabile progetti.
Web Designer.
Romana Cardinale

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